Viaggio studio a Lignano

Mi sono recata, quest’estate, con una mia allieva e mio marito, a Lignano (Ud), al fine di seguire dei seminari all’interno di un campus (piuttosto deprimente: pareva di stare in Europa dell’est 20 anni fa). Si trattava di 8 h di traumatologia applicata alla danza, con il Dott. Favaro, e 4 h di metologia propedeutica (e fisiotecnica), con un’assistente della Prof. Santini.

A prescindere dal luogo triste in cui ci trovavamo, dalla scarsa qualità dei servizi di accoglienza e del personale (fatta eccezione per la mensa: cibo discreto, personale sempre gentile e disponibile, malgrado i 42° C e più), io e la mia allieva, che sto formando come tirocinante, siamo state entusiaste dei corsi, di ciò che è stato spiegato, del tempo che ci è stato dedicato dai docenti, molto disponibili.

La cosa che mi ha colpito e ho trovato confortante, è stata la quantità di colleghe (peccato non ci fosse nessun collega uomo) che hanno scelto con noi questo percorso di formazione. Purtroppo a traumatologia eravamo in meno (costava di più e, malgrado li valesse tutti, gli euro, è comprensibile in questo momento), ma meglio per noi che abbiamo avuto modo d’interagire ancora di più col docente; a propedeutica eravamo circa 22. E’ buono, vuol dire che c’è sensibilità sull’argomento, che si comincia a prendere coscienza che essere graziose su un palco, non vuol dire Saper Insegnare. C’è molto di più da sapere e da capire e io non mi stuferò mai di fare aggiornamento. Ogni volta, primo si ha soddisfazione perchè spesso vengono confermate delle prassi usate in sala, quindi si acquista sicurezza; se si son commessi errori, si apprende il modo per evitarli in futuro e si trovano nuovi stimoli e idee, per affrontare il nuovo anno accademico con una marcia in più.

Per questo, quando in questi giorni le persone mi hanno chiesto:”Voi non andate via qualche giorno?” e ho risposto:”Abbiamo speso il budget per andare a fare dei corsi di formazione, bellissimi” e sorrido, resto stupita dello sguardo un po’ perplesso di chi ho di fronte. Posso riposarmi benissimo anche in terrazzo, a casa mia, con un libro, gratis, non lo trovo così assurdo. Aver avuto la possibilità di studiare tali materie a 55 km da casa, a mio avviso, è stato un ottimo investimento di tempo e denaro.

E se dovesse capitare di nuovo, perchè no?

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Quando pensando di far bene…ne combino una delle mie

Scrivo questo perchè possa essere illuminante per chi soffre di problemi linfatici/circolatori, ma ha anche la sfortuna di avere la sindrome da colon irritabile (le due cose spesso sono collegate e sì, so che siamo tantissime).

Un mese fa, ad un mercatino con mia suocera, mi fermai presso il tavolo di un’azienda agricola. Vi erano dei preparati di frutti bosco puri, che venivano proposti come integratori alimentari (sì, so che basta mangiare di tutto, ma io non mangio di tutto, quindi cerco di integrare con la frutta, quando posso, ciò che non assumo da altri alimenti).

Dico:”oh, che bello, vorrei il preparato di lamponi” ossia un litro di centrifuga di lamponi. Con tutti i loro bei semini.

La responsabile mi dice:”Signora, scusi se chiedo, per caso ha problemi gastrointestinali?Perchè prima di venderle il prodotto, l’avverto che potrebbe…” Capisco, mi era già successo al mercato che il signore della frutta e verdura mi sconsigliasse i fichi d’india. “Ah, i semini, sì, capisco, soffro di colite…non posso prendere un altro frutto?” Lei storce naso e bocca. Avevano tutte cose a base di frutta di bosco, ma non mille scelte, solo la roba appena preparata, per far capire che vendono solo  prodotto fresco. Insisto sul preparato ai mirtilli, sostenendo che li mangio a casa e che prendo il Tegens (non pensando che esso è in polvere). La signora mi spiega che sì, sono meno irritanti dei lamponi, che se voglio me li dà, solo di stare un po attenta.

Mia suocera felice si piglia i cranberries, io i mirtilli.

Inizio a prendere, come su istruzioni della venditrice, un bicchierino ogni mattina, a volte prima di colazione, poi dopo il pasto, perchè mi accorgo di un po’ di movimento.

Nel frattempo la mia infiammazione al ginocchio si rifà viva in modo violentissimo, specialmente  una notte.

Vado dalla fiosioterapista-osteopata: mi trova l’intestino infiammato, il punto che colega la guaina intestinale all’articolazione ileo femorale mi fa male, ginocchio piede….tutto….mi dice che non c’è niente di nuovo nel ginocchio e nel piede: sì, ho la rotula a baionetta, sì i legamenti astragalo -calcagno fan schifo, ma non rileva niente di particolarmente fuori posto, contrariamente ad altre volte in cui ero conciata peggio. E’ l’intestino il problema. Forse una  compensazione dalla grossa problematica alla spalla che ho, mi portato a compensare con i muscoli dell’addome e magari creare una reazione incrociata (spalla destra, gamba sinistra)? Però lei stessa ammette essere una teoria un po’ forzata. Mi dice che se non sto meglio con gli antinfiammatori datemi dal medico, di valutare gli esami del sangue…non le dico che mi sto ingurgitando una manciata di semi di mirtilli ogni mattina….non mi viene in mente, impanicata dall’ipotesi di rilevare un’artrite nel sangue.

Poi gli anti infiammatori aiutano, ma la colite è un po’ strana, non necessariamente collegata all’ansia degli spettacoli di fine anno, come invece è da sempre. Panico: ho il cancro al colon come mio padre?

Dimentico per due giorni di prendere il mirtillo. C’è lo spettacolo e non ho grossi disturbi…strano.

Poi riprendo il mirtillo e stamattina di nuovo infiammata là.

Vuoi vedere che?

Stamattina in farmacia, 81 euro di farmaci, tanto per non smentirsi mai. Chiedo qualcosa per sfiammare l’intestino, spiego dove la fisioterapista ha rilevato la cosa, dalla mia segnalazione della gamba e la farmacista capisce e mi crede (a volte trovi qualche old school che ancora pensa che l<<a gamba che duole per l’appendicite>> sia un detto popolare….). Mi dà lo Psyllogel, mi spiega come combinarne l’assunzione con gli altri farmaci che devo continuare ad assumere. Le dico, imbarazzata:”Non è che avendo preso una tazza di centrifugato super concentrato con tutte le componenti di mirtilli, per un mese, ho fatto peggio?No, sono solo teorie vero?” Sgrana gli occhi:”Come no?! Ha fatto malissimo!Per il suo problema ci sono gli estratti in gocce o capsule, proprio per non infiammare il colon!” Di qui ritorna il discorso che spesso la flebite può essere un secondo sintomo di chi per anni  ha avuto problemi intestinali: la farmacia ha studiato dei rimedi appositi. La giovane farmacista mi ha esortata  a spiegare cosa avevo com binato e poi mi ha dato un estratto sicuro, per gestire il discorso vene “da paura” e non rovinarmi l’intestino. “Vede cha a volte parlando si trovano le soluzioni” ha aggiunto.

Avrei dovuto ascoltare la venditrice del prodotto in primis, che mi aveva scoraggiata dall’acquisto dei frutti di bosco e poi fissarmi meno su artridi, cancri e catastrofi, così avrei avuto la testa libera per intuire e dire a chi mi stava curando, cosa mi stavo auto infliggendo. Quando dicono che la fitoterapia non è innocua e va seguita da personale competente, credeteci. I rimedi fai da te…uhm. Io ero partita  da casa con l’idea di comprare un estratto di menta o di zenzero per risolvere l’infiammazione, convinta  di  finire la bottiglia (ormai è rimasto solo il residuo, ancora peggio!) di quel sano, ma non per me, prodotto ai semini di mirtilli.

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Incredibile, ma succede, fate attenzione

Ho letto un articolo sul Gazzettino, nella sezione Nord Est, titolato così <<La strage di pedoni: un morto ogni 15 giorni>>.

A me è successo così.

In 4 occasioni diverse (una alcuni mesi fa, una circa 15 giorni fa e due, in due mattine consecutive, la settimana scorsa), mentre ero alla guida, mi sono fermata per far attraversare dei pedoni. In tre delle occasioni, la macchina dietro a me, anzichè fermarsi, mi ha sorpassata da destra (da destra!). Preciso che in nessuna di queste circostanze ho inchiodato.

La prima volta, l’auto si è fermata accanto a me, a DESTRA, notando che mi ero fermata per un motivo, un ostacolo deambulante, e non contento, il conducente imprecava.

La seconda volta si trattava di un pedone che portava una bici. Mi sono fermata e il tizio dietro di me ha suonato il clacson, mi ha sorpassata a sinistra, schivando il pedone mortificato.

La terza volta, mi ha suonato il clacson, superata a destra, parlando al cellulare e schivando la signora che stava attraversando la strada.

La quarta volta, senza clacson, nè cellulare, da destra, ha fatto il refil a me e alla signora. Ci siamo guardate, lei sconsaolata, io sgranando bocca e occhi!

In tutte queste occasioni ho pensato di prendere le targhe, ma non ci sono riuscita.

Posso solo consigliare di andare piano, in macchina, in bici e a piedi e non fidatevi del buon senso altrui: aprite bene gli occhi.

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Le rughe al pianoforte e dentro

Già da un paio d’anni ho notato che il lucido del pianoforte consente di specchiarsi, ma svela molte rughe, grazie ad un gioco di rifrazione di luce, probabilmente un mix tra la posizione delle finestre e la vernice. Rughe che a casa parevano più piccole, o proprio non si sapeva di avere. Impietoso.

Ogni volta, questa presa di coscienza al piano, mi lascia un po’ malinconica. A volte vi vedo il volto di mio padre, altri lo sguardo di mia madre (le rughe no, non ha fatto in tempo ad averne  di così).

Oggi mi è sfuggita mestamente una considerazione ad alta voce:”Mamma quante rughe”. Vi assicuro che è veramente una sorta di lente d’ingrandimento.

La mia allieva mi ha risposto:”No, dai”, gentile.

Continua:”E’ sintomo positivo, vuol dire che si è vissuto”.

Io:”Non se hai perso gli anni migliori vivendo la vita degli altri” e dentro mi sentivo un pianto, ero molto stanca.

“Scusami. Mi è uscito così.”

Segue espressione di comprensione. Complicità femminile.

“Quindi: <<E>> (lettera del vocalizzo)”. Accordo di Do Maggiore.

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Scoprire la città

Oggi pomeriggio sono stata in centro con una mia allieva, a Pordenone.

Parlavamo di come gli eventi locali a volte non siano pubblicizzati adeguatamente, o altre, si sovrappongano. Abbiamo tentato di accedere ad una mostra, che sul cartello d’ingresso pareva essere aperta….ma ci siamo trovate all’interno di un edificio storico chiuso al pubblico. Bo!?

Poi ci siamo accodate ad una comitiva di turisti francesi, per capire perchè fossero in vacanza a Pordenone….le guide li hanno portati, prima in un parco piuttosto brutto, dove vanno i tossici, vicino alla stazione (adiacente alla galleria d’arte, fra l’altro, invece bypassata), poi in mezzo al Bronx, spacciandolo, forse, per una sorta di City del pordenonese.

Proseguendo ci siamo imbattute in una mostra, in uno dei corsi principali, di cui da fuori non si capiva la natura, quindi incuriosite siamo entrate. Per fortuna.

Oltre ad essere gratuita, vi erano in mostra dei mosaici bellissimi, raffiguranti i personaggi dei cartoni animati di Walt Disney. In un’altra sezione c’erano le foto in bianco e nero, scattate da una fotografa di origine napoletane, ritraenti momenti di un soggiorno in agriturismo del gruppo Fondazione Bambini e Autismo.

Siamo andate a chiedere informazioni alla volontaria all’ingresso. I meravigliosi mosaici, in vendita, sono frutto del lavoro dei ragazzi autistici. Siamo uscite promettendo che saremmo tornate per fare un acquisto (avevo chiesto informazioni per questo, pensavo fossero opere dei maestri di mosaico di Spilimbergo).

Perchè tanto si è fatto per promuovere la mostra di Pizzinato in corso Vittorio Emanuele, e poco, perchè io non ho letto niente sui giornali locali, si fatto per far conoscere questo gioiello della Fondazione Autismo, presente in corso Garibaldi?

Una cosa non esclude l’altra, si possono visitare entrambe, senza rubare pubblico a nessuno…lascio ad ognuno le proprie considerazioni, noi abbiamo fatto le nostre, uscite da lì, sedute in gelateria.

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Contaminazione: ampiezza di vocabolario

Oggi stavo pensando al lavoro di una collega. Alle coreografie.

Analizzando ciò che avevo visto, mi son detta:”Uhm, lei non contamina tanto con altri stili, come fa?” e, quando stavo per sentirmi come al solito io quella “imbastardita da troppo studio”, quindi sbagliata, una lampadina si è accesa: lei non ha mai studiato altro, almeno così mi disse tempo fa! Ovvio che se non hai acquisito un altro linguaggio, non ti viene spontaneo usarlo!

E  li sono scattati vari ricordi pratici nella mia testa: quando insegno delle cose ai cantanti, per spiegarmi meglio, faccio degli esempi tratti dalla danza, e viceversa.

Quando parlo, mescolo spesso termini mutuati dall’inglese, imparati in grembo materno.

Quando insegno danza hip hop, mi vengono in mente figure, o mezzi didattici, tratti dalla ginnastica, dalla classica o dal moderno, e quando ballo neoclassico viceversa, mi vengono degli slanci dal moderno e delle pulsazioni dall’hip hop.

Quindi perchè ridurre il proprio linguaggio?

Ovvio che ci deve essere una corrispondenza tra il contenuto e la materia insegnata. Per esempio, se insegno geografia, non devo insegnare pure latino, però nulla toglie che, nello spiegare il nome di un luogo, io insegni che in latino si chiamava in un certo modo, per un certo motivo….

Devo selezionare gli elementi base di ciò che devo trasmettere, significati, caratteristiche, ma aiutarmi nelle spiegazioni, arricchendo la varietà, stimolando la creatività, al fine di rendere il mio linguaggio diverso, unico rispetto ad altri. Questa è la naturale inclinazione di una persona che ha fatto più esperienze nella vita e che ha conosciuto più cose.

Basta sentirmi in colpa perchè non sono una purista. Sono un ibrido, insegnerò la geografia, ricordandomi di aiutarmi con il latino. Mi metterò un vestito da sera di seta, sdrammatizzandolo con una giacca in jeans.

Il fatto è che chi non conosce Opitergium e non ha mai indossato un abito di sartoria, cercherà  di far sentire chi usa il dizionario e la seta fuori luogo. Questo non è corretto, ma noi sappiamo anche questo e quindi….

Diranno anche che chi fa troppe cose, le fa tutte mediocremente. Ok, posso scegliere di perfezionarne un paio, ma intanto saprò comunicare usando diversi linguaggi.

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Sconvolta, si può essere omofobi nel 2013?

Stasera, nel cambio dell’ora tra una lezione e l’altra, avendo 20 minuti liberi, mi sono recata in un negozio di Cordenons, dove mi rifornisco regolarmente.

Mentre riponevo la spesa nella borsa, la responsabile, credo sia la titolare, coglie l’occasione, o la mia passività, per iniziare un comizio contro il riconoscimento di pari diritti (ma non era chiaro quali: matrimonio, adozioni, mutui….?) agli omosessuali.

Mi è crollata la mandibola per lo shock.

Ho provato a fare ragionare questa persona, che mi è sempre stata simpatica, e a ricordarle che, in occasione delle elezioni, i furbi delle campagne elettorali, hanno buttato assieme nel calderone mille tematiche, sia di etero, che di omosessuali, su adozioni, matrimonio e riconoscimento di unioni civili, per prendere voti a mani piene, più che per discutere delle singole e diverse questioni.

Questa persona mi ha risposto che non c’entra, non è un discorso di matrimonio, o di adozioni, ma di natura. Mi ha detto che gli omosessuali non sono normali! Lo ha ripetuto tre o quattro volte!

Mi veniva male! Continuava a dirmi che la natura porta l’uomo e la donna a riprodursi, mentre da gay e lesbiche non nascono figli, quindi queste unioni sono contro natura!!!!!!

Senza mai alzare il tono di voce, le ho risposto che l’omosessualità esiste dalla notte dei tempi ed presente anche tra gli altri mammiferi. Cercavo di ragionare su cose sulle quali credevo che, nel 2013, solo bigotti ed ignoranti fossero ottusi.

Ho aggiunto che trovo giusto che anche due omosessuali possano tutelare la loro unione con il matrimonio (come negli Stati civilizzati) e che, personalmente, ho sposato mio marito, non per fare figli, cosa che non ritengo di DOVER fare per forza, o per natura, ma per tutelare la nostra unione di fronte allo Stato. Lei mi ha risposto:”Ma non c’entra, bla, bla, perchè due che vivono insieme bla, bla, ma uno non vuole assumersi obblighi verso l’altro, han diritto anche loro, bla, bla, bla” e continuava a perorare la sua causa, facendo la differenza tra coppie di conviventi etero e gay, dicendo che bisogna tutelare solo le coppie di fatto etero. Evidentemente ha dei figli che convivono senza essere sposati e quindi questa causa va difesa, secondo lei, con un contratto diverso dal matrimonio (quando, 5 minuti prima, si lamentava per la mole di carte che la burocrazia italiana fa fare, per il doppio scontrino del pos. Dai, allora inventiamone un’altra per accontentare i tuoi figli, tanto ce ne sono poche!).

Per metterla alla prova le ho chiesto se riteneva giusto che ad una coppia omosessuale di Pordenone fosse stato negato il contributo del Mediocredito per il mutuo, in quanto omosessuali.

Mi ha detto che ovviamente i casi vanno presi singolarmente e in questo caso:”bisogna vedere con chi si parla, nel singolo caso”. Eh?

Che cosa vuol dire?

Me ne sono tornata a scuola sconvolta e per le succesive due ore e mezza non sono riuscita a togliermi questa conversazione dalla testa. Mi veniva persino da piangere, perchè mi pareva incredibile. Mi è venuto in mente il nazismo, con le persone indottrinate che non ragionano.

Sono affranta.

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Multistrato

Dalle foto scattate alle protagoniste delle prime file delle sfilate parigine, si nota un vasto uso del multistrato: vestirsi a cipolla, il nuovo must.

I love it!

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Cantare e ballare con la morte dentro

Oggi ho guardato un video. Un coreografo stava dando dei consigli ad una ballerina, le diceva che l’espressione del suo viso era troppo seria mentre ballava, pareva essere arrabbiata. Questo fatto era un problema.

Spiegava, il coreografo, che contrariamente a noi del mestiere, il pubblico di massa che guarda uno spettacolo e non sa niente di danza, non guarda la tecnica del performer, ma l’espressione. Il pubblico vuole essere divertito, o intrattenuto, e non sa capire se tu abbia studiato 10, 20 o 30 anni.

Mi si è aperto un mondo.

Anni fa registrai un cd abbastanza male: palato molle basso (esito di un trauma al diaframma e del conseguente appoggio sbagliato praticato per tre anni), voce spinta tutta in avanti e registrazione casalinga, fatta da un musicista alle prime armi (mio marito).

Di tutti questi difetti, una cantante lirica, che fu la mia prima insegnante, non focalizzò tanto sugli errori, che rilevò ma ritenne secondari. Disse piuttosto che si sentiva sofferenza.

A prescindere dal brano, dalla tonalità, dallo stile, in tutti i miei interventi (non cantavo solo io nel cd) quello che passava era angoscia.

Chi ricevette quel cd si divise in due settori: alcuni, divertiti, presero in giro me e i miei studenti per molto tempo, altri dicevano che non riuscivano a non piangere dalla commozione.

Poi, su consiglio della mia ex insegnante (che non viveva più qui), ricominciai a cercare un’insegnante (avevo tentato in una nota scuola di Pn, ma sostenevano che la mia voce fosse ok e non avesse bisogno di correzioni tecniche, malgrado io sostenessi il contrario…).

La trovai e piano piano mi aggiustò tecnicamente (di conseguenza migliorai anche in metodo didattico e i miei allievi iniziarono a fare carriera).

La gente smise di prendermi per il cu…, almeno chi mi sentiva cantare dal vivo, ma continuarono a dirmi che c’era quel dolore nella voce.

Ho guardato dei video e delle foto delle esibizioni di danza: la mia espressione è terrificante.

Odio esibirmi in pubblico, per la danza più che per il canto, quindi ho sempre pensato che fosse questo il problema.

Poi ho visto i video di esibizioni dove la decisione di esibirmi era stata presa su richiesta di un’allieva e consenso mio: su di un pezzo dove devo far ridere per copione, ho fatto la pirla, non vi era alcun tecnicismo, NIENTE, ed il pezzo è piaciuto da morire e le foto ed i video sono belli!

Su i due pezzi seri, dove dovevo essere me stessa, senza fare il pagliaccio, esce di nuovo quell’espressione orribile, da disadattata sociale!

Il coreografo che avevo ascoltato nel video, aveva sottolineato la vitalità di alcuni ballerini e di come questa cosa venisse trasmessa, assieme all’energia e che ciò fosse un tratto evidente della loro personalità.

A prescindere che ciò sia vincente per uno che vuole lavorare in uno spettacolo d’intratenimento, io, non avendo lo scopo d’intrattenere, non avevo mai realizzato che quelle foto erano quello che io ho dentro!

Quegli sguardi pieni di dolore e la bocca con un’espressione indefinibile, sono il risultato di una persona che convive con la morte da tutta la vita e che non riesce a non portarsela dentro. Ho la morte dentro e l’unico momento in cui riesco a sentirmi viva e felice, testimoniato dalle foto, è quando sono in classe con i ragazzi.

Se canto con loro, la voce non suona così dolorosa. Se ballo con loro, li guardo nello specchio e sorrido. Sento un’energia.

Messa a nudo, da sola, esce  l’inconsolabile dolore perenne che, tolta la maschera da pagliaccio che uso spesso, viene fuori in tutta la sua bruttura.

Perchè ho scritto tutto ciò?

Primo: perchè per uno che balla e canta è importante ricordare che chi guarda, il pubblico di massa, non è addetto al mestiere, quindi non siate angosciati (come lo sono io) dalla tecnica, almeno in esibizione. Quella, se avete studiato, esce da sè.

Secondo: non tutti quelli che amano cantare e ballare, amano anche esibirsi ed intrattenere, questo lo devo scrivere. A tanti di noi piace trasmettere un’arte, fare formazione, stare in aula musica, al piano, col libro di teoria, le partiture, lo specchio a controllare la faringe, far tenere la voce con gli addominali e il diaframma, o  in sala danza, a far sentire gli accenti musicali, per terra a ruzzolarsi, ad insegnare ad isolare un muscolo, o a dare il <<colpo di testa>>, insegnando a dominare gli inevitabili dolori (si soffre sia per sostenere i vocalizzi, che per dominare il proprio corpo), sia fisico, che psicologico.

Ricordandoci  che siamo lì per gli studenti, per creare quella magia che si chiama educazione ed in questo caso, il bagaglio di dolore, nascosto ai ragazzi, serve per darmi la sensibilità di mettermi tutti i giorni nei loro panni e poterli così, spero, aiutare a crescere meglio.

Questo lenisce un po’ il dolore, dandomi l’illusione che la conoscenza che passo loro continuerà oltre me.

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film su Modugno

Ho trovato gradevole il film in due puntate su Domenico Modugno, andato in onda lunedì e martedì in prima serata su Rai 1.

La cosa che mi è piaciuta di più è stata la descrizione del rapporto tra i due coniugi nell’Italia degli anni ’50, dove, in una coppia considerata moderna per l’epoca, la scelta di una donna di tagliarsi i capelli senza consultare il marito, fu motivo di scontro, sfociante poi in separazione.

Interessante che abbiano inserito questo aneddoto senza romanzare con toni pastello la figura del cantautore pugliese.

D’apprezzare lo sforzo di Giuseppe Fiorello nel tentativo d’imitazione della voce di Modugno.

Forse, se si fosse fatto recitare un attore-cantante di musical, il risultato sarebbe stato musicalmente migliore.

Non male anche Kasia Smutniak, con un italiano quasi senza accento, quasi….

Sappiamo che le motivazioni delle scelte dei cast televisivi lasciano perplessi  spesso.

Meravigliosi Antonio D’Ausilio ed Alessandro Tiberi, nei ruoli di Riccardo Pazzaglia e Franco Migliacci, migliori amici di Modugno, che avrebbero potuto facilmente passare in secondo piano dato il fascino dei due protagonisti, ma così non è stato, data la loro bravura.

Corretto storicamente e moralmente che sia stata inclusa nel racconto anche la figura di Giulia Lazzarini, interpretata da Federica De Cola, primo flirt romano di Modugno.

In conclusione, un bel programma, che ha posto l’accento sulle difficoltà della carriera artistica dei protagonisti, che tutto sommato, non mollando, riuscirono realmente a farcela, studiando, lavorando, impegnandosi. Una carezza in questo momento di grande sconforto generale.

 

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